venerdì 3 aprile 2009

MATTEO: SIAMO TUTTI COINVOLTI!




A due anni di distanza da questa assurda perdita pubblico l'articolo da me scritto allora (il 04/04/2007) per ricordare Matteo perchè ciò che è accaduto non deve più accadere, perchè un ragazzo non può morire a 16 anni, perchè in una società civile siamo tutti coinvolti...
"È il 03/04/07, siamo a Torino, un sedicenne si lancia dal quarto piano di una palazzina residenziale forse perché esasperato dai propri compagni di classe che lo sbeffeggiavano a causa della sua presunta omosessualità. Matteo frequentava l’istituto tecnico Sommeiller, aveva un ottimo rendimento scolastico e viveva con sua madre insieme ad altri due fratelli.
Si suppone che probabilmente coloro che hanno angustiato il giovane non desideravano e non credevano che egli potesse arrivare a compiere tale gesto.
Tuttavia tutti dovrebbero sentirsi moralmente coinvolti quando accade un avvenimento come questo che mette in evidenza un triste fenomeno sociale purtroppo presente anche nella nostra società.
Il termine bullismo è la traduzione letterale della parola inglese bullying, ormai comunemente usata nella letteratura internazionale sull’argomento. Il fenomeno del bullismo indica un comportamento di accanimento di alcuni membri del gruppo verso altri ritenuti più deboli osservato nelle dinamiche sociali fra tori. Uno studente è oggetto di azioni di bullismo, ovvero è prevaricato, quando viene esposto sistematicamente alle azioni offensive messe in atto da parte di uno o più compagni. Attraverso il termine bullismo non ci si riferisce a una situazione statica in cui c’è qualcuno che aggredisce e qualcun altro che subisce, ma a un processo dinamico in cui persecutori e vittime sono entrambi coinvolti.
Lo studio pionieristico di Dan Olweus (1993) condotto in Norvegia, evidenziò che il fenomeno colpiva il 10,6% degli studenti di scuole elementari e medie coinvolgendo in totale il 15% di quella popolazione scolastica (comprendendo così anche gli aguzzini (i bulli) e coloro che appartengono a una “classe mista” che prevarica e viene prevaricata). Uno studio simile mise in evidenza che la percentuale relativa a tale fenomeno era in Inghilterra del 27%, generando un grosso scandalo. Purtroppo gli studi relativi a tale fenomeno in Italia hanno rilevato una situazione in cui il fenomeno assume valori che oscillano dal 32% al nord progredendo gradualmente fino al 54% al sud.
Il fenomeno del bullismo si presenta in Italia con percentuali di incidenza notevolmente più elevate rispetto agli altri paesi d’Europa in cui sono stati condotti questo genere di studi: quasi triple rispetto alla Norvegia e quasi doppie rispetto all’Inghilterra.
Senza contare che purtroppo meccanismi psichici come l’identificazione con l’aggressore e la vergogna provata dalle vittime inibiscono la denuncia delle prevaricazioni subite incrementando il numero oscuro: purtroppo quasi certamente il numero effettivo del fenomeno bullismo è superiore a quello registrato attraverso le indagini statistiche!
Questi dati – indubbiamente allarmanti – indicano che esiste una correlazione culturale in base alla quale nel nostro paese siamo forse meno sensibili a tali fenomeni e spesso preferiamo far finta di non vedere. Oggi è aumentata la sensibilità verso questo genere di problemi e si tenta di porre un rimedio a questo fenomeno anche se viene purtroppo osservato che esso è presente anche gra gli adulti nel mondo del lavoro (il mobbing). Dinamiche di prevaricazione e vessazione invadono in forme subdole e più o meno marcate le società occidentali estendendosi dall’infanzia fino all’età adulta.
Tuttavia un suicidio è qualcosa di più, qualcosa di misterioso e mai comprensibile completamente per cui è giusto riflettere su di esso con tatto, delicatezza e prudenza. Dobbiamo appellarci a una misteriosità della persona e della sua mente che ci ricorda la complessità dei fatti emotivi: cosa fa scattare la molla del meccanismo psichico in base al quale un adolescente prende tale decisione? Probabilmente, oltre alle vessazioni, la situazione familiare e la peculiare sensibilità di Matteo lo mettevano nella condizione di non riuscire a difendersi, di essere più fragile dei suoi compagni di classe e forse di avere più bisogno di aiuto.
Nonostante tale appello non comprendo l’affermazione di generale inspiegabilità poiché in una lettera di scuse alla sua famiglia, Matteo accusa i suoi aguzzini di persecuzione precisando che ha deciso di compiere tale gesto perché «non ce la faceva più…». Le vessazioni protratte nel tempo hanno scavato un solco nella condizione psichica di un adolescente che era già appesantito dal fardello di una non facile situazione familiare.
Si potrà obiettare che tali vessazioni toccano in sorte a molti studenti che non si suicidano, tuttavia qualora fosse anche così lo Stato (che è rappresentato dalla scuola) non dovrebbe tollerare tali comportamenti come troppo spesso accade. Inoltre, non essendo possibile evitare l’accadere di questi spiacevoli avvenimenti, le istituzioni scolastiche dovrebbero accogliere con maggiore sollecitazione le richieste d’aiuto che emergono dalle vittime di queste dinamiche.
Matteo aveva chiesto aiuto a sua madre e alle insegnanti ma le sue richieste non furono tenute nella giusta considerazione dalle istituzioni scolastiche. Quali provvedimenti sono stati presi verso coloro che compivano tali vessazioni? Cosa è stato fatto una volta appurato che esse continuavano a verificarsi? Si può immaginare lo stato emotivo di una persona sensibile, già debilitata dalla precaria situazione familiare, che si rende conto che la nostra società legittima le vessazioni che subiva non punendo i responsabili, coloro cioè che agiscono tali comportamenti.
La preside e gli insegnanti asseriscono che Matteo non abbia inviato messaggi di disagio e richieste d’aiuto che potessero far pensare all’intenzione di commettere tale gesto. L’impressione è che, anche se in buona fede, non si sia preso in giusta considerazione ciò che accadeva nonostante ci sia comunque stato un impegno e un’attenzione di alcuni insegnanti e dei dirigenti scolastici.
Riporto ciò che è stato dichiarato dal corpo insegnanti sulle reti nazionali:
1) Matteo è stato visto piangere in corridoio e ha raccontato a una insegnante delle sevizie subite;
2) Matteo si è confidato con la madre che ha richiesto l’aiuto della scuola come istituzione;
3) Matteo ha minacciato di smettere gli studi poiché non sopportava più tale situazione e, dopo l’abbandono, una professoressa l’aveva convinto a tornare a frequentare la scuola.
Quale gesto avrebbe dovuto compiere per rendere tali vessazioni visibili? …Purtroppo tale gesto, il più estremo, è stato compiuto. Mi chiedo se solo adesso sia visibile tale disagio?
Questo caso è emblematico perché evidenzia che nonostante siano stati mandati dei messaggi di forte disagio non si sia riusciti – come società – ad accoglierli e a rispondere a essi. Non si è riusciti a rispondere alle richieste d’aiuto di Matteo e di sua madre e questo dovrebbe farci sentire tutti un po’ appesantiti. All’istituto Sommeiller evidenziano la presenza di un team di psicologi a disposizione degli studenti, cosa per altro inutile se al ragazzo non è stata segnalata questa possibilità e non si è provato a offrirgli un sostegno tramite questi professionisti.
Non so se esistano soluzioni definitive a questo triste fenomeno, tuttavia, dovremo trovare il coraggio di affermare che fra i compiti della scuola rientra quello di insegnare ad accogliere gli altri per quello che sono, nella loro unicità e diversità. Insegnare un alfabeto delle emozioni e della convivenza civile improntato sul rispetto e sul rigetto delle prevaricazioni: perché quando un adolescente si uccide in questo modo e per tali motivazioni dobbiamo sentirci tutti coinvolti.
Per questo motivo è importante aprire tavole rotonde, discutere e sensibilizzare riguardo questo triste fenomeno (il bullismo nelle scuole). La prevaricazione è un aspetto molto presente nella nostra cultura e questo potrebbe essere uno dei modi per spezzare le catene di tali dinamiche. È auspicabile una risposta forte, da parte dello Stato, che sottolinei la volontà della società civile di bloccare vessazioni e prevaricazioni a partire dai luoghi in cui vengono formati gli adulti di domani.
La società civile deve affermare il rispetto per la persona a cominciare dalla scuola, dove si dovrebbe affermare con più severità che lo Stato non tollera certi comportamenti e che coloro che li compiono sistematicamente devono essere indirizzati verso strutture che li mettano nella condizione di non essere nocivi per sé stessi e per gli altri.
L’indignazione che mi ha spinto a scrivere questo articolo nasce dall’opinione personale che questa morte fosse evitabile. Il mio obiettivo non è quello di creare una polemica puntando il dito contro il capro espiatorio di turno negando un problema culturale con cui ritengo che la società e lo Stato dovrebbero confrontarsi con l’obiettivo di fornire una risposta più efficace.
Se, in seguito all'effettuazione di progetti di classe con l'obiettivo di ridurre il disagio psichico promuovendo delle dinamiche relazionali sane, si riuscisse ad agganciare il ragazzo isolato o che presenta disagio si potrebbe tentare di supportarlo al fine di rafforzare le sue capacità di difesa dagli attacchi dei compagni, di far fronte alle situazioni e di elaborare i problemi personali e scolastici attraverso soluzioni più originali e adattative.
Ovviamente è importante considerare che il problema non è esclusivamente delle vittime poiché i segni del disagio dei cosiddetti bulli sono evidenti nelle loro condotte. Queste condotte così aggressive estrinsecano un forte disagio e, nonostante la prospettiva di un aumento dei costi per la prevenzione del disagio giovanile nelle scuole, sarebbe auspicabile considerare anche questi ultimi come soggetti bisognosi di aiuto e supporto.
Resta soltanto una vita così giovane e incompiuta, credo che la nostra società perda con Matteo una risorsa importante: una persona sensibile. Persone di cui forse è carente.

CAMPOFILONI ERMES"

Non ho mai conosciuto personalmente e direttamente Matteo ma rimasi molto colpito dalla cronaca mediatica di tale avvenimento. In seguito, sei mesi dopo questo tragico evento mi sono laureato in psicologia discutendo la tesi, e a marzo 2008 ho iniziato a effettuare il tirocinio annuale in un servizio di prevenzione del disagio giovanile e promozione della salute partecipando anche a lavori coi gruppi classe che avevano l'obiettivo di ridurre gli effetti - ove presenti - del bullismo per evitare che dinamiche possano avere esiti così disastrosi. Terminato il tirocinio ho ora intenzione di occuparmi - fra le altre cose - di prevenzione del bullismo nelle scuole e sto elaborando dei progetti ad hoc sulla mia esperienza col fine di occuparmi di queste cose come lavoro.
Mi piacerebbe occuparmi di questo nella vita per migliorare la risposta professionale a questo genere di problemi. per rendere più efficace l'intervento su questo genere di problematiche. Sto perciò tentando di condurre uno studio che spero di poter pubblicare al più presto, tuttavia mi piacerebbe intervistare la madre di Matteo per somministrarle un questionario di dieci domande circa il tragico evento. A lei vanno le mie più sincere condoglianze e a tutti i lettori il mio appello affinchè nel caso qualcuno la conosca possa recapitare il mio invito mettendomi in contatto con un familiare.
L'obiettivo è che ciò che è accaduto non si verifichi mai più:
CI MANCHI MATTEO, MANCHI A QUESTA SOCIETA', OVUNQUE TU SIA...

mercoledì 1 aprile 2009

CITTA' METROPOLITANE 2



La mia iniziativa di proporre una raccolta firme affinchè si proponga una legge a iniziativa popolare per abolire tutte le province d'Italia e costituire un ente costituzionale previsto ma mai attuato: le città metropolitane.
Mai attuato perchè non favorirebbe il clientarismo che consentono invece le province: posti di lavoro daassegnare e spartire in cambio di voti. Anzi la buona amministrazione e l'economicità delle città metropolitane consentirebbero di dimezzare un doppione nella spesa delle città con piu' di 400000 abitanti che vedrebbero un solo ente: quindi maggiori risorse traducibili in maggiori possibilità di spesa e in una riduzione della pressione fiscale per i contribuenti.
Basterà raccogliere piu' di 350000 firme autenticate da valido atto notarile.
Cominceremo con la mia ovviamente e se riusciremo nell'impresa andrò direttamente a riferire in parlamento.
Confido nell'aiuto di tutti i cittadini italiani che credono in un paese migliore, in un'altra Italia possibile. Vi chiedo perciò di non commentare questo blog ma di lasciare nome e cognome nonchè mail se siete d'accordo.
Il muro di gomma sta crollando ripeto il muro di gomma sta crollando!

venerdì 27 marzo 2009

CITTA' METROPOLITANE




Premetto che ritengo che le provincie siano un mezzo burocratico per creare clientarismo, distribuire posti di lavoro in cambio di voti e qualche poltrona in più per politici inetti. Le funzioni loro assegnate sarebbero di competenza delle regioni o dei comuni e il mandato che detta ai comuni di costituirsi in consorzi intercomunali aggregandosi per ridurre le spese di fatto sancisce la loro inutilità.
Le province sono enti locali previsti dalla costituzione, tuttavia oggi riscontriamo che esse non fanno altro che ingigantire la burocrazia e la spesa pubblica aumentando il campanilismo di molti comuni.
Sto elaborando una riforma per proporre una legge a iniziativa popolare secondo la quale le province - tutte - andrebbero abolite anche se, la mia idea prevede che, nelle città con più di 400000 abitanti il comune deba trasformarsi in un altro ente previsto dalla costituzione - ma mai divenuto operativo - LA CITTA' METROPOLITANA. Tale ente dovrebbe nascere, dopo la dissoluzione delle provincie di tutta Italia - dalla trasformazione dei comuni suddetti (quelli con più di 400000 abitanti) in un ente locale un pò differente e chiamato per l'appunto città metroplitana. Cosa prevista dalla costituzione ma mai attuata. Inoltre tali enti dovrebbero comprendere anche i comuni delle cinture metropolitane.
Facciamo un esempio con la città di Torino. Abolendo la provincia e il comune si risparmierebbe denaro pubblico per il mantenimento di due enti locali rimpiazzati da uno solo più efficente: la città metropolitana. Inoltre i comuni delle prime cinture (i cui abitanti spesso trascorrono la maggior parte del loro tempo in città) verrebero inglobati da tali soggetti andando ad aumentare ulteriormente il risparmio di spesa pubblica e a rendere migliore e più coerente l'intera amministrazione di quel territorio.
Risultati:
1)Migliorare l'amministrazione del territorio metropolitano gestendo meglio le risorse;
2)Rendere coerente l'attività amministrativa eliminando il gap di due enti doppioni come il comune di una metropoli e la provincia in cui essa è inserita (tra l'altro consetirebbe un forte aumento delle risorse nelle periferie - che al posto di un'amministrazione comunale vedrebbero un'amministrazione di circoscrizione come i quartieri cittadini - sempre più spesso luoghi di degrado e abbandono al pari delle banlieau parigine);
3)Risparmio dell'enorme spesa pubblica dovuta all'enorme proliferare di un ente quali le province che per motivi di opportunità, economicità e buona amministrazione andrebbe invece abolito.

martedì 24 marzo 2009

ONDA ATTIVA




All'indirizzo www.ondaattiva.com - un PODCAST, il futuro. La televisione è morta, è una tecnologia passata, la TV del futuro è questo e viaggia con la banda larga.
Stay tuned!

mercoledì 18 marzo 2009

DONARE IL SANGUE...DONARE LA VITA !




L'AVIS, istituita a Torino nel 1929, ha donato silenziosamente la speranza a persone che senza le donazioni non avrebbero potuto sopravvivere. Da allora nonostante le difficoltà della guerra e dei difficili anni della ricostruzione ha donato, sta donando e porterà anche in futuro il sangue a coloro che ne hanno necessità per sopravvivere fino a quando i ricercatori avranno trovato un valido sostituto artificiale del sangue umano.
Nel 2009 l'AVIS compie il suo 80° compleanno: Buon compleanno!
Donare il sangue è molto importante primariamente perchè può ridare la speranza a tutte quelle persone che necessitano di sangue, plasma, piastrine ed emoderivati. La gioia del dare è il bello della solidarietà: anche chi riceve può apprezzare.

lunedì 9 marzo 2009

UN NUOVO MODO D’INTENDERE IL RAPPORTO CON LA POLITICA 2




Ieri, 8 marzo 2009, a Firenze io c’ero.
È stata fatta la storia della democrazia italiana e molti ne erano consapevoli. C’era il meet-up di Rivoli, quello di Torino, quello di Bologna, quello di Firenze e tanti altri… C'era Beppe, c'era Travaglio e tanti altri.
Una democrazia, per essere realmente tale, deve consentire a ogni cittadino di quel Paese di concorrere con le sue idee e azioni allo sviluppo di un programma o alla presa di una qualche decisione. Deve essere cioè partecipativa e coinvolgere gli elettori dal basso.
I partiti sono superati, non servono più. I partiti sono una forma di paleodemocrazia durata più di 2000 anni che non consente a questo sistema politico di prendere realmente il volo.
Il principio della delega ha determinato la ricerca del consenso ma anche una degenerazione oligarchica della democrazia: pochi dirigenti di partito hanno deciso per tutto il partito la linea da seguire. Inoltre oggi la preferenza ai candidati di partito non è più diretta per cui pochi segretari di partito riuniti in una coalizione decidono al posto degli elettori chi sarà eletto in parlamento.
Il principio della delega va superato, i mezzi tecnologici come la rete internet consentono oggi di non delegare la nostra rappresentanza ma di esprimerla direttamente per tutte le attività politiche di amministrazione della cosa pubblica.
Tutto dipende esclusivamente dalla volontà dei partiti che tuttavia, espressione di una tecnologia arretrata in cui era necessario un certo grado di delega, non hanno nessuna intenzione di accettare tale evoluzione per il semplice fatto che essa rappresenterebbe il loro scioglimento. I partiti politici sono espressione di una democrazia tecnologicamente arretrata mentre oggi esistono possibilità diverse. L’organizzazione di un partito è per questo – sebbene formalmente democratica – sempre di tipo verticale. Se un parlamentare o un sindaco non sono d’accordo con una qualche scelta di partito esistono due possibilità: la prima è che dopo essere ripresi accettino la linea del partito sull’argomento in questione, la seconda è che si scinda da esso per creare una nuova forza. Effettivamente i partiti quale modo d’intendere la politica sviliscono profondamente il mandato costituzionale del parlamentare e della rappresentanza politica in senso più esteso. Infatti i parlamentari dovrebbero seguire ciò che ritengono il bene del paese e non le direttive del partito. Inoltre questo tipo di organizzazione non consente nemmeno ai partiti di contenere quel conflitto e quel disaccordo minimo che si esprimono un gruppo allorquando il fermento culturale li spinge a elaborare un innovazione sociale-politica-economica.
Per tali motivi è importante differenziare una lista civica (mezzo previsto dalla costituzione) dai partiti. Le liste civiche sono un mezzo di vera democrazia infinitamente più moderno dei partiti perché consentono la partecipazione reale di tutti i cittadini coinvolti. Permette di coinvolgere un numero maggiore di cittadini e non è incatenata a logiche di partito determinate da ideologie che rappresentavano il pensiero ottocentesco più che la realtà politica odierna.
Infatti mentre l’organizzazione di un partito è di tipo verticale prevedendo che la base sia illuminata da un’oligarchia di “illuminati” che devono istruirli, l’organizzazione di un movimento culturale è di tipo orizzontale. Ciò può esprimersi esclusivamente con una lista civica che consenta di interrogare la base direttamente accettando e promuovendo che da essa giunga il costituirsi delle proposte. Questo può oggi avvenire grazie ai mezzi tecnologici messi a disposizione dal web (come i blog o i programmi di condivisione) che consentono di sviluppare aggregazione in un lasso di tempo molto breve. Una reale partecipazione che esprime la volontà di una massa indistinta e non mediata dai rappresentanti politici di turno ma che si rappresenta da sola lasciando loro solo il compito di eseguire tale volontà.
Ieri a Firenze si è fatta la storia perché si stanno portando avanti tali idee nel nostro Paese, idee che sicuramente col tempo diventeranno il riferimento della politica passando trasversalmente per le coscienze e la volontà di tutti gli elettori.

martedì 3 marzo 2009

UN NUOVO MODO DI INTENDERE IL RAPPORTO CON LA POLITICA


Questa settimana vorrei portare l'attenzione sul rapporto chesi è instaurato fra potere politico ed elettorato. In Italia generalmente accade questo: un elettore sceglie il partito che intende seguire per i piu' svariati motivi (consuetudine familiare, interesse economico,raccomandazioni, ideologie...) quindi perde criticità verso di esso e comincia a seguirlo come un ultras segue la sua squadra del cuore. Il rapporto con colui che rappresenta il cittadino non è piu' quello tra un rappresentato e un rappresentante trasformandosi in un rapporto di subordinazione. Colui che dovrebbe rappresentare si identifica col potere che rappresenta (la nazione, per esempio, nel caso di un parlamentare) e invece di servire lo Stato lo asserve ai propri fini. Comincia col distribuire cariche pubbliche, concessioni e appalti a ditte di proprietà di amici e sodali... e via dicendo.
Ecco un paese tecnologicamente avanzato quale aspira o è - o meglio dovrebbe essere -l'Italia presuppone un forte senso civico. Senso civico vuol dire invertire il rapporto a cui accennavo prima. Facciamo un esempio: in questo momento spesso condivido molti aspetti del modo di intendere la politica dell'onorevole Di Pietro. Tuttavia sul blog alle volte sono critico e sicuramente non mi ritrovo in toto nel suo operato. Si tratta però di invertire il rapporto e dire finchè Di Pietro porta avanti un discorso che condivido ok ma nel momento in cui invece non è così basta. Non è l'elettore che deve seguire la volontà del rappresentante politico ma vicecersa. Invece spesso assistiamo al contrario: facciamo due rapidi esempi. Quale operaio potrebbe votare il PD dopo che come partito DS nella coalizione di governo (il piu' influente per seguito di elettori - almeno sulla carta)non è stato in grado di riformare minimamente la legge 30 (imprecisamente detta legge Biagi ma in realtà legge Maroni)? Quale piccolo commerciante potrebbe votare il PDL dopo che ogni volta che FI è stata al governo ha svantaggiato la concorrenza dei piccoli negozianti con leggi che favorivano la grande distribuzione (di chi è la Standa?)?
TROPPO SPESSO invece assistiamo ancora a quasi una metà dell'elettorato che vota ancora per uno dei due schieramenti. Seguono cpme pecoroni persone che stanno portando avanti una politica economica che li svantaggia e li porta alla fame. Questo perchè oramai il loro rapporto con la politica è di tipo affettivo: hanno cioè deciso chi vogliono seguire e lo fanno nonostante egli non faccia i loro interessi ma li svantaggi. Sono come quel giovane che segue l'innamorato/a nonstante questi lo tradisca e lo faccia star male!
Tuttavia molti hanno perso il lavoro, molti hanno dovuto chiudere il proprio negozio. Al risveglio, dovendo rinunciare ai propri sogni, forse han capito che un pò era anche colpa loro. Che il delegare agli altri è stata la propria rovina. Chi non ha fatto pressione sul proprio sindacato, chi non ha fatto pressione sul proprio leader politico, chi ha scambiato il proprio voto in cambio di briciole che non gli spettavano.
Siamo noi cittadini che col benessere giorno dopo giorno ci siamo rilassati e abbiamo smesso di occuparci dei nostri affari. Invece di andare allo sciopero siamo rimasti col culo sul divano a bere una birra...alla fine il culo ce lo stan facendo i grandi gruppi economici con l'aiuto dei loro camerieri: i politici di PDL e PD.
Penso a mio nonno che aveva lottato per i suoi diritti rinunciando alla sua paga e scioperando per avere la possibilità di far studiare i prpri figli, di avere la mutua e qualche diritto. Alla fine, insieme a tutti coloro che non hanno abbassato la testa, è riuscito ad avere successo e ha dato la possibilità di studiare a mio padre che si è diplomato. Mio padre con le sue lotte, le sue battaglie e i suoi scioperi ha ottenuto ancora di piu' e la giustizia sociale a cui si era arrivati ha consentito a me, dopo tanti sacrifici studiando e lavorando, di laurearmi.
Ma mentre molti dei figli di quei lavoratori hanno scordato i sacrifici dei propri cari, mentre qualcuno si dimenticava di fare i propri interessi e si godeva quel pò di benessere, i grandi gruppi economici non sono stati con le mani in mano e ci hanno in....to peggio di prima.
Come? Precariato, svalutazione dei titoli di studio, concorrenza lavorativa con senza diritti, svalutazione del poere d'aquisto dei salari...
E noi? Un cazzo! I rappresentanti sindacali? Qualcuno ha avuto così tanti soldi da aquistare il palermo e portarlo in serie A. Forse li hanno corrotti? E noi dove eravamo invece di vigilare sui nostri interessi.
Dobbiamo riappropiarci della politica come mezzo per decidere della nostra vita.
Secondo Grillo oggi in Italia, tra astenuti e Italia dei valori, la maggioranza dei cittadini è contro questo modo di intendere la politica e LORO lo sanno!
Ecco perchè hanno paura e nel mese di gennaio dopo le regionali in abbruzzo si parlava solo di Di Pietro.
Ma il punto non è neanche Di Pietro, a giugno ci sono le comunali: 6000 comuni e alcune provincie avranno le votazioni: dimostriamo che ci siamo rotti i coglioni e mandiamoli affanculo questi 4 camerieri dei grandi gruppi economici che stanno rovinando le nostre vite e il paese!
Eleggiamo giunte di persone comuni appartenenti alle liste civiche degli amici di Beppe Grillo! Facciamogli vedere che sappiamo ancora organizzarci come un tempo, come han fatto i nostri genitori, come han fatto i nostri nonni e riappropriamoci dei comuni.
Dimostriamo loro che non c'è bisogno di politici di professione, che ci sappiamo organizzare da soli per mandarli affanculo e toglierceli dai coglioni. Dimostriamo che i partiti non servono che è meglio prima mettersi d'accordo sulle manovre da attuare e poi conferire tale mandato già preconfezionato a i nostri rappresentanti che dovranno attuarlo o fuori dai coglioni!
I partiti non servono, ci sappiamo organizzare da soli e li manderemo affanculo!
Il muro di gomma sta crollando.