Loro non si arrenderanno mai (ma gli conviene?), Noi neppure!
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lunedì 18 aprile 2011
CORTEO ANTINUCLEARE DEL 23 APRILE 2011
Loro non si arrenderanno mai (ma gli conviene?), Noi neppure!
lunedì 11 aprile 2011
ENERGIA NUCLEARE: E' PROPRIO INDISPENSABILE?
1) RIFLESSIONI SUL NUCLEARE:
Il sistema elettrico nazionale è articolato in tre fasi: produzione, trasmissione e distribuzione di energia elettrica.
L’energia elettrica come la conosciamo non esiste in natura e bisogna, quindi, produrla. Produrre energia vuol dire trasformare in “elettricità” l’energia ricavata da fonti primarie. Questa trasformazione avviene nelle centrali elettriche.
Trasmettere energia vuol dire trasferire l’energia prodotta dai centri di produzione alle zone di consumo. Perché ciò avvenga occorrono linee, stazioni elettriche e di trasformazione.
L’ultima fase che conclude la filiera del sistema elettrico nazionale è rappresentata dalla distribuzione, cioè la consegna di elettricità in media e bassa tensione agli utenti.
Purtroppo l’energia elettrica non può essere immagazzinata, perciò è necessario regolare la produzione in modo che sia uguale al fabbisogno, bilanciando l’offerta e la domanda di energia in ogni momento, questa attività è definita dispacciamento.
Nell'esercizio di una rete elettrica, in ogni momento, è necessario utilizzare gli impianti in modo da avere la possibilità di fronteggiare un guasto ad un qualunque elemento del sistema.
In ogni momento dobbiamo avere la possibilità di fronteggiare la perdita di produzione di una centrale aumentando la produzione e/o l'importazione in modo da non avere distacchi di utenza; nel caso di perdita di un carico di un’utenza industriale dobbiamo essere in grado di ridurre la produzione di energia; nel caso di guasto di una qualunque linea elettrica, dobbiamo essere in grado di fronteggiare la situazione evitando sovraccarichi, e se la linea è quella che collega due sistemi elettrici come quello dell’Italia continentale e della Sardegna può essere necessario aumentare o ridurre la produzione per evitare distacchi di utenza e criticità dovute all’eccesso di produzione.
Tutto questo deve avvenire in tempi dell'ordine di decimi o centesimi di secondo...
Le centrali nucleari non permettono di variare la produzione per adeguarla alle variazioni dei consumi, hanno tempi di accensione spegnimento lunghissimi, le centrali termiche a combustibile fossile permettono variazioni abbastanza lente nella produzione ed hanno tempi di accensione spegnimento dell'ordine di 6-8 ore, le centrali a gas permettono variazioni più rapide con tempi dei accensione spegnimento di 20-40 minuti, le idroelettriche possono avviare, azzerare o modificare la produzione in pochi minuti, l'eolico e il fotovoltaico hanno una produzione legata alle condizioni atmosferiche (che può essere prevista).
L'andamento dei consumi di energia elettrica, è in diminuzione, la flessione è stata accentuata dalla crisi, ma la tendenza si è invertita già dal 2007 (sotto i consumi in migliaia di gigawattora dal 2000).
Probabilmente si tratta dell'effetto della diffusione di lampade a risparmio energetico, elettrodomestici a basso consumo, utilizzo di pannelli solari per produzione di acqua calda, mentre il dato del 2009 è imputabile alla crisi, nel 2010 c’è stata una leggera ripresa, 305.500 GWh probabilmente dovuto ad una ripresa dei consumi legata ad una attenuazione della crisi.
Vediamo come siamo messi con la capacità produttiva, molti sono convinti che acquistiamo energia dall'estero perchè non siamo in grado di produrne la quantità che ci occorre.
Abbiamo una capacità produttiva che è quasi il doppio della richiesta massima.
Nel 2010 il fabbisogno orario dell'intera nazione è oscillato tra 18 e 59GW, per una capacità produttiva pari a 107GW, non siamo in emergenza, quindi rispetto alla scelta del nucleare civile la nazione può prendersi tutto il tempo necessario per fare valutazioni ponderate.
Riguardo l’acquisto di energia dall’estero, questo avviene perché le centrali nucleari non possono variare la produzione e durante la notte (in Francia ed in altri paesi) quando la produzione supera il fabbisogno, per disfarsene sono costretti ad abbassare notevolmente i prezzi (anche al di sotto dei costi di produzione) e noi la acquistiamo perché ce la vendono ad un prezzo molto vantaggioso.
I consumi delle utenze domestiche nel 2009 sono stati di 69.000 GWh rispetto al totale di 300.000 GWh (l'obiettivo del 5% da coprire con la produzione delle centrali nucleari è pari a circa 15.000GWh)
La produzione di energia da fonti rinnovabili è passata da 58.000 GWh nel 2008 a 69.000 nel 2009 a 73.000 nel 2010
In solo 2 anni anno abbiamo avuto un incremento dell'energia prodotta da fonti rinnovabili pari alla produzione attesa tra 15 o 20 anni dal nucleare.
2)SICUREZZA E SALUTE:
Nei dintorni delle centrali nucleari, anche in assenza di incidenti, aumentano i casi di malformazioni, leucemie, tumori.
Il Giappone è considerato all’avanguardia sugli impianti nucleari, e fino a ieri veniva indicato come esempio e garanzia della loro sicurezza.
Le centrali nucleari, sono potenzialmente molto pericolose, il rischio di incidente può essere ridotto, ma non eliminato.
A Chernobil, ancora oggi a distanza di decenni stanno pagando (a caro prezzo!) le conseguenze dell'incidente, e Fukushima è l’ulteriore prova dell’imprevedibilità degli eventi naturali.
Gli eventi avvenuti in Giappone, impongono la necessità di fare qualche riflessione, mentre noi discutiamo sulla necessità e pericolosità del nucleare, tutte le nazioni si stanno orientando verso la dismissione delle centrali nucleari e stanno avviando piani imponenti per sostituirle con produzioni da fonti rinnovabili.
Le compagnie assicuratrici non assicurano le centrali nucleari, o al massimo le assicurano limitando l'indennizzo ad un tetto massimo (un po' come l'assicurazione dell'auto). Questo significa anche che non è possibile valutare il rischio potenziale, né i costi di un'eventuale bonifica (ed espone a rischi notevoli di diventare bersagli terroristici).
La realizzazione delle centrali nucleari, la gestione delle scorie, ed in molti casi anche l'esercizio sono affidate ad aziende pubbliche, oltre che per motivi economici anche perchè si cerca di evitare che la sicurezza di questi impianti non debba fare i conti con la logica del profitto.
In Francia l'EDF è rimasta monopolista, in Italia la situazione è molto diversa, ed anche l'affidamento successivo alla realizzazione non sarebbe semplice e non darebbe le stesse garanzie.
Ci sono poi gli aspetti della gestione delle scorie e della dismissione dell'impianto a fine vita produttiva.
Per la gestione delle scorie, in genere si parla di stoccaggio, che consiste nel seppellirle in una grotta abbastanza profonda in una zona sismicamente stabile, facendo la guardia per qualche migliaio di anni, sperando che questa soluzione garantisca il contenimento della radioattività per secoli...
Esistono ricerche sul trattamento delle scorie, un processo molto costoso permette di ottenere materiale utilizzabile per la produzione di energia elettrica, ma anche questo procedimento produce scorie radioattive e quindi non risolve il problema.
L'altro aspetto è la dismissione e la bonifica dell'impianto a fine vita della centrale, questa attività produce rifiuti radioattivi, che vanno trattati come le scorie, le centrali nucleari che sono state fermate ai tempi del referendum stanno raggiungendo la fine della loro vita ed avremo il problema della dismissione, ma per fare questo dovrebbe prima essere individuato un sito di stoccaggio, dopo il tentativo fallito di realizzarlo a Scansano).
Pare da un’inchiesta del giornalista Gianni Lannes che i lavori per lo smantellamento della centrale di Caorso siano stati affidati a un’impresa vicina alla ‘nrangheta e che le scorie sono state o verranno smaltite facendo affondare la nave che le trasporta…
3)COSTI:
Per valutare se un investimento del genere è conveniente, un dato importante è il costo di una centrale nucleare, per la sola realizzazione si parla di una spesa che può oscillare tra i 5 e i 10 miliardi di Euro, esso rappresenta circa il 25% dei costi di una centrale nucleare, il 43% circa è dovuto alla gestione ed esercizio, ed il 33% alla gestione delle scorie.
La deduzione è semplice, se nel conto economico comprendiamo anche le spese di realizzazione e di gestione delle scorie, il costo dell'energia diventa più che doppio.
Probabilmente le scorte di uranio non si esauriranno prima di aver realizzato le centrali, ma consideriamo che oggi i costi ridotti sono dovuti alla domanda attuale di uranio, e che tra 10 o 20 anni sarà aumentata, saranno diminuite le scorte e di conseguenza il prezzo sarà più elevato.
I tempi di realizzazione, che tra il dato più ottimistico di una decina di anni ed il più pessimistico di oltre 20, sembra ragionevole pensare che non si comincerà a produrre energia prima di una quindicina di anni e che i benefici si cominceranno a vedere tra oltre 20.
Una diminuzione delle bollette domestiche è molto improbabile, ma c’è il rischio di una nuova componente tariffaria per finanziare la nuova avventura.
Ipotizziamo che con il nucleare si vogliano realizzare centrali che abbiano una capacità produttiva di 10GW. Ipotizziamo 5 centrali da 2 GW?
Tralasciamo i costi indotti dovuti a interventi sulle infrastrutture e sulla rete elettrica (che comunque sarebbero da calcolare e sommare).
Stiamo parlando di 30-40 miliardi di euro di costi di costruzione e poi di altri 90-120 miliardi di euro di costi di esercizio e gestione scorie.
Queste centrali cominceranno a produrre energia tra 15 anni, e avremo qualche beneficio tra oltre 20 anni.
Nei costi bisogna considerare cosa comporterebbe per l'economia la presenza di centrali nucleari.
I prodotti agricoli diminuirebbero di parecchio il proprio fascino se provenissero da una zona limitrofe a una centrale nucleare, stesso discorso per i prodotti lavorati come vino, olio, miele, formaggi...
Il turismo e anche l'occupazione diminuirebbe in quel settore, diminuirebbero di pari passo i trasporti (e probabilmente sarebbero ridotte le rotte ed aumentati i prezzi).
Forse diminuirebbero i prezzi delle case, poichè mancherebbe la domanda turistica, ma tutti gli alberghi, pensioni, ristoranti, bed & breakfast potrebbero sopravvivere? e chi ci lavora?
Qualche considerazione generale sull'esperienza francese, loro hanno avviato il programma nucleare 30 o 40 anni fa, ora a distanza di decenni hanno un beneficio, hanno fatto un investimento in un periodo di benessere e adesso, a distanza di 30-40 anni, ne hanno un beneficio(bisognerebbe verificare se nonostante i costi e le conseguenze della dismissione degli impianti questi benefici non si tramuteranno in perdite).
Quando i francesi hanno avviato il programma nucleare la situazione economica era decisamente migliore, in una situazione come quella attuale avrebbero fatto le stesse scelte?
Oggi tra gli stati industrializzati solo le economie emergenti stanno investendo sull'energia nucleare, mentre molti di quelli che hanno fatto l'investimento decenni fa, ora si stanno orientando verso la dismissione degli impianti nucleari e puntano sulle fonti rinnovabili.
4)INDIPENDENZA ENERGETICA:
I consumi delle utenze domestiche nel 2009 sono stati di 69.000 GWh rispetto al totale di 300.000 GWh (l'obiettivo del 5% da coprire con la produzione delle centrali nucleari è pari a circa 15.000GWh)
La produzione di energia da fonti rinnovabili è passata da 58.000 GWh nel 2008 a 69.000 nel 2009 a 73.000 nel 2010.
Ricordo che: in solo 2 anni anno abbiamo avuto un incremento dell'energia prodotta da fonti rinnovabili pari alla produzione attesa tra 15 o 20 anni dal nucleare.
La nostra dipendenza dai combustibili fossili, oltre che alla produzione di energia elettrica, è legata all’utilizzo di questi combustibili per l’autotrazione e per il riscaldamento, la riduzione di consumo di combustibili fossili attesa dalla produzione di energia nucleare non compensa neanche gli aumenti dei consumi attesi nei settori dell’autotrazione, trasporto e riscaldamento.
A febbraio 2011 le emissioni di CO2 derivate dall’uso di benzina e gasolio per autotrazione sono aumentate di 217.720 tonnellate rispetto allo stesso mese dello scorso anno. Questo aumento corrisponde ad una crescita percentuale del 2,6%. Nei primi due mesi dell’anno le emissioni complessive sono cresciute del 2,1%. Questi dati derivano da un’elaborazione del Centro Ricerche Continental Autocarro, su dati del Ministero dello Sviluppo Economico.
Spesso si cita il prezzo del petrolio e le scorte che diminuiscono come giustificazione del nuleare Quello che avviene per molte materie, ad esempio la lana o il cotone o per le terre rare, o il petrolio e il gas naturale, riguarda (o riguarderà) anche l’uranio, gli attori (nel determinare i prezzi) saranno esattamente gli stessi (e l'uranio, come il petrolio ce lo contenderemo con Cina e India e il prezzo sarà conseguente).
Quanto alla dipendenza da dittatori inaffidabili, è probabile che i paesi tranquilli che possiedono l'uranio non faranno beneficenza ma tenteranno di realizzare il massimo profitto economico (domanda/offerta), ed il problema non si risolverebbe con una missione umanitaria che si concretizza in bombardamenti e un governo fantoccio...
5)ALTERNATIVE:
La questione energetica dovrebbe essere parte integrante di un progetto di sviluppo che non comprometta il futuro dei nostri figli e che non porti alla distruzione del pianeta.
Dovremmo smetterla di misurare lo sviluppo in base al PIL, e valutarlo in termini di risorse ancora disponibili, di riduzione di emissioni e di riduzione del contributo al surriscaldamento globale.
La cosa più sensata è ridurre i consumi, evitare sprechi e consumi inutili, non solo riguardo all'elettricità, ma anche nel fare le scelte che influenzeranno il nostro sviluppo dobbiamo valutare l'impatto energetico, la produzione di rifiuti, le conseguenze sulla salute, ecc.
Per esempio bere l'acqua Boario o Sangemini, mangiare le zucchine coltivate in veneto o in Polonia, significa far viaggiare autotreni, consumare inutilmente carburante, e avere un peggioramento della salute dei cittadini (e volendo essere cinici, anche questo aspetto ha un costo non trascurabile poichè le ricadute sanitarie andrebbero a pesare sulla collettività come un aumento delle tasse per le accresciute spese assistenziali).
Anche realizzando tutte le centrali nucleari necessarie ad abbandonare il petrolio, mantenere gli attuali livelli di consumo delle risorse ci porterà alla distruzione del pianeta o all'esaurimento delle risorse.
Negli ultimi anni, i cambiamenti climatici hanno provocanto catastrofi naturali che non si erano mai viste nei secoli precedenti, sono record destinati ad essere superati nei prossimi anni...
In un conto di costi/benefici, l'atteso 5% di produzione nucleare che avremo tra 20 anni è ben poca cosa, e potremmo ottenerlo con costi inferiori, benefici immediati e con la possibilità di ripensamenti e di fare scelte diverse in futuro, quando ricerca e tecnologia permetteranno la produzione di energia con sistemi che non comportino rischi e che non compromettano l’ambiente.
La scelta del nucleare è stata fatta senza un piano energetico: anche nel settore dell'energia, l'Italia somiglia a un'armata brancaleone che non pianifica e non progetta. Tuttavia il governo sprezzante dei potenziali rischi ignora analisi e previsioni.
Se esistesse un piano energetico potremmo fare qualche valutazione in più ed avremmo chiaro cosa possiamo attenderci nell'andamento dei consumi e nelle variazioni nella produzione che possiamo attenderci dai diversi tipi di produzione elettrica.
Semplice incapacità?
Molti ambientalisti sono convinti che il motivo stia nel fatto che in base ai dati e alle previsioni, il progetto del nucleare risulterebbe palesemente inutile ed i costi costringerebbero a bloccare gli incentivi alla produzione da fonti rinnovabili.
E’ necessario favorire una riduzione dei consumi di energia elettrica, lampade ed elettrodomestici a risparmio energetico, coibentazione degli edifici, vetri ad elevato isolamento, ecc.
Tutta l'energia che può essere prodotta da fonti rinnovabili oltre a ridurre i costi e l’inquinamento ci permetterà di far durare di più le scorte di giacimenti fossili.
L'eolico è brutto, ma tutto sommato è il minore dei mali, basterebbe individuare zone di pregio paesaggistico dove vietarne la realizzazione.
Il fotovoltaico ha dei limiti, ma se può ridurre i consumi delle utenze domestiche è una possibilità che non può essere ignorata, anche perchè gli sviluppi futuri della tecnologia permetteranno di migliorare le prestazioni degli impianti, riducendone i costi.
Potremmo spendere i soldi destinati all’avventura nucleare in modo migliore? Proviamo a fare qualche ipotesi.
La spesa per la costruzione di 5 centrali da 2 GW è di circa 35 miliardi di Euro, le spese di esercizio e gestione scorie le possiamo stimare pari ad altri 105miliardi di Euro per un totale di 140 miliardi di euro.
Il costo totale di un impianto fotovoltaico sufficiente per una famiglia è di circa 20.000 Euro.
Potremmo realizzare 7milioni di impianti domestici.
Se quei 140 miliardi li spalmiamo in 20 anni possiamo spendere 7 Miliardi l'anno.
Investendo quel denaro per incentivare il fotovoltaico, considerando checol passare degli anni, grazie al progresso tecnologico, costeranno sempre meno e renderanno sempre di più, ci ritroveremo tra 20 anni ad avere tutte le case dotate di pannelli solari.
Se poi vogliamo anche contribuire alla nostra economia dei 7 miliardi/anno ne destiniamo 1 alla ricerca ed alla creazione di una filiera industriale per produrre i pannelli fotovoltaici (e con i ricercatori che abbiamo possiamo aspirare anche a diventare leader mondiali...) e magari oltre a fabbricare quelli che ci servono potremmo riuscire a venderli ad altri stati.
La Germania si è posta l'obiettivo di produrre il 9-12% del suo fabbisogno con il fotovoltaico, in Italia (che il sole possiamo sfruttarlo molto di più) il nostro governo lo sta boicottando. In un anno (dal 2009 al 2010) La Germania è passata da quasi 10 GW a 18 GW di potenza installata di impianti fotovoltaici, l'Italia nello stesso periodo è passata da 1,142 a 2,910GW, c’è un grande margine di crescita.
6)PERCHE' IL NUCLEARE NON E' UNA SOLUZIONE:
Le centrali nucleari, sono potenzialmente molto pericolose, il rischio di incidente può essere ridotto, ma non eliminato, in caso di incidente nessuno è in grado di valutare e quantificare i potenziali danni ed i costi di una bonifica (neanche sappiamo se una bonifica sia possibile).
Anche in assenza di incidenti, nei dintorni delle centrali nucleari, aumentano i casi di malformazioni, leucemie, tumori.
Sul problema delle scorie non abbiamo ancora trovato soluzioni migliori del nasconderle in una grotta e fare la guardia per secoli.
In tutto il mondo le centrali nucleari non sono un'iniziativa privata ma in un modo o nell'altro vengono realizzate caricandone i costi sulla collettività (e così avviene anche per la gestione delle scorie), mentre i profitti sono interamente privatizzati.
I tempi di realizzazione di una centrale sono di 15-20 anni, significa non avere alcun beneficio per i prossimi 20-25 anni, a fronte di una spesa enorme.
Le centrali nucleari permetteranno di produrre energia tra almeno 15-20 anni, le rinnovabili permettono di produrre energia immediatamente.
Anche realizzando le centrali che il governo vorrebbe realizzare la nostra dipendenza dal petrolio resterebbe inalterata.
Le risorse necessarie a realizzare il ritorno al nucleare non si sa da dove verranno dirottate (scuola?sanità?ricerca?cultura?sviluppo?incentivi alle rinnovabili ed al risparmio energetico?...)
Se in questi 20 anni la ricerca ed il progresso tecnologico permetteranno di produrre energia con altri sistemi, nel caso volessimo cambiare rotta, l’investimento già realizzato andrebbe sprecato (o saremmo costretti a continuare il programma nucleare rinunciando ad altre soluzioni più pulite, convenienti e sicure), mentre con le rinnovabili si possono modificare i programmi senza sprecare gli investimenti già fatti.
Con il nucleare sono indispensabili interventi sulla rete elettrica che negli altri casi non sono necessari
La scelta è stata fatta "a sentimento", non sulla base di un piano energetico o su studi a lungo o breve termine.
Ricordiamo: in solo 2 anni anno abbiamo avuto un incremento dell'energia prodotta da fonti rinnovabili pari alla produzione attesa tra 15 o 20 anni dal nucleare.
La realizzazione di una centrale nucleare compromette altre attività produttive (per esempio turismo e agricoltura con tutte le attività legate)
La situazione politica, l'infiltrazione mafiosa, l'organizzazione della cricca rendono molto meno affidabile e sicuro il nucleare realizzato in Italia, come si può pensare di affidare la realizzazione e l’esercizio di una centrale nucleare allo stesso sistema politico imprenditoriale della Salerno-Reggio Calabria, dei rifiuti in Campania, della ricostruzione in abruzzo?
lunedì 21 marzo 2011
L'ENERGIA NUCLEARE E' INDISPENSABILE ALL'ECONOMIA?
I consumi energetici relativi alle utenze domestiche nel 2009 sono stati di 69.000 GWh rispetto al totale di 300.000 GWh (l'obiettivo del 5% da coprire col nucleare è pari a 15.000GWh). La produzione di energia da fonti rinnovabili è passata da 58.000 GWh nel 2008 a 69.000 nel 2009. In un solo anno abbiamo avuto un incremento dell'energia prodotta da fonti ...rinnovabili pari a 2/3 della produzione attesa tra 15 o 20 anni dal nucleare...
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Sono dati attendibili, chiunque può verificarli sul sito di Terna a questo link
http://www.facebook.com/l.php?u=http%3A%2F%2Fwww.terna.it%2FLinkClick.aspx%3Ffileticket%3DVwAE%252BmEq1B4%253D%26tabid%3D418%26mid%3D2501&h=0a32e
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Molti sono convinti che il decreto proposto dal ministro Romani e approvato dal Consiglio dei Ministri faccia parte di una politica che ha come fine quello di bloccare la rapida espansione del fotovoltatico e creare, diciamocosì "artificialmente", dei dati che spingano la popolazione italiana a ritenere indispensabile il nucleare per garantire un buon approvigionamento energetico.
Loro non si arrenderanno mai (ma gli conviene?), Noi neppure!
PS:Ringrazio Silvia Campofiloni per l'aiuto e il confronto dialettico sull'argomento.
mercoledì 16 marzo 2011
NUCLEARE VS FOTOVOLTAICO
Il ministro allo sviluppo economico, Paolo Romani, ha presentato un decreto sulle fonti rinnovabili che è stato approvato dal Consiglio dei Ministri. Tale decreto pone un tetto all'energia fotovoltaica prodotta a 8000 MW e molti ritengono che bloccherà gli incentivi.
Nonostante all’indomani delle polemiche sulla proposta di decreto Romani, il Ministro dell’Ambiente, Stefania Prestigiacomo, affermò davanti ai giornalisti:"Gli 8000 MW li indicammo come obiettivi per il solare fotovoltaico ma non costituiscono un tetto" le associazioni ambientaliste e le categorie del settore hanno immediatamente ribattezzato la legge come blocca solare.
Si stima che a oggi il sistema del fotovoltaico dia lavoro diretto e indiretto a 15000 persone che temono di trovarsi improvvisamente a doversi inventare un altro lavoro. Temono il blocco degli investimenti, in particolare nel ramo del fotovoltaico. A rispondere al dibattito che si è acceso in questi ultimi giorni è stato direttamente il Ministro allo Sviluppo Economico, Paolo Romani, che al riguardo ha manifestato l’intenzione e l’impegno di incontrare le banche e le imprese interessate alle rinnovabili per fare il punto ma anche per chiarire la situazione. Ebbene, secondo il Ministro, innanzitutto, con il Decreto è stata apportata una stabilizzazione al mercato dell’energia delle fonti rinnovabili! Sic!
A suo dire ciò significa che non ci sarà alcun blocco degli investimenti in quanto chi li ha già fatti, facendo entrare in esercizio gli impianti entro il 31 maggio 2011, potrà continuare a fruire delle incentivazioni del terzo conto energia. E dopo tale data?
Anche dopo tale data il Ministro Romani ha posto l’accento sul fatto che gli operatori che avranno intenzione di investire, allo stesso modo, potranno avere, con il Decreto di futura emanazione, un quadro chiaro per quel che riguarda le quote, i livelli di incentivazione e tutti i parametri necessari per approntare un piano di sviluppo industriale che non sia limitato solo ad un paio d’anni, ma ad un orizzonte che sarà decisamente più ampio.
E i cittadini comuni? Il risultato sarebbe che gli operatori pubblici partecipati o privati avrebbero trattamenti di riguardo e favore mentre i cittadini comuni sarebbero disinvogliati verso tale investimento.
Infatti: “La rapida definizione dei nuovi incentivi è la mia priorità, e per questo voglio prima incontrare direttamente i principali protagonisti tra banche e imprese interessate al settore”, ha sottolineato il Ministro Romani che, inoltre, ha messo in evidenza come il Decreto approvato sulle rinnovabili vada a contenere quella che altrimenti, al 2020, sarebbe stata una bolla pronta ad esplodere con il raggiungimento della quota di 8 mila MW da impianti fotovoltaici che l’Italia, invece, è in grado di poter andare a raggiungere da qui a pochi mesi. “Proprio per questo“, ha aggiunto il Ministro, “siamo dovuti intervenire tempestivamente per garantire continuità e stabilità per un mercato di lungo periodo“.
Guardando agli ultimi tragici avvenimenti accaduti in Giappone sembrerebbe sensato abbandonare il nucleare e il fotovoltaico rappresenta un'alternativa concreta secondo Lester Brown (il più grande esperto mondiale di energie) che ha affermato che esistono solo due tipi di persone a favore dell'energia nucleare: la prima ci specula sopra mentre la seconda è male informata.
giovedì 3 marzo 2011
REFERENDUM E AMMINISTRATIVE
Il massimo sforzo va prodotto per la riuscita a Roma, per sabato 26 Marzo ore 14 piazza della Repubblica, della manifestazione nazionale " Vota sì ai referendum per l’acqua bene comune. Sì per fermare il nucleare, per la difesa dei beni comuni, dei diritti, della democrazia”, nello stesso giorno mille iniziative locali in mille località potrebbero accompagnare la giornata di lotta con ricadute informative e mediatiche eccezionali.
Ecco alcuni appuntamenti:
- “Chernobyl day 2011” per il 26 aprile, non c’è dubbio che ad esso debba essere data anche una connotazione riguardante il sì al referendum acqua pubblica;
- il Corteo a Caorso (PC) di sabato 23 aprile, ore 15 piazza della Rocca;
- Azione immediata con Presidio sabato mattina davanti alla Prefettura di Cremona del Comitato referendario 2 sì per l’acqua bene comune e del Comitato contro il nucleare, avverso alla decisione del governo di farci votare il 12 giugno per i referendum invece dell’accorpamento per il 15 maggio.
L'unico motivo per il quale il governo non vuole accorpare amministrative e referendum, facendo così risparmiare molti soldi ai cittadini, è che la partitocrazia non vuole che venga raggiunto il quorum ai referendum.
Mostriamogli che hanno fatto male i conti e che ancora una volta, come durante il referendum contro il nucleare dell'1986, i cittadini italiani sono in grado di autoorganizzarsi sulle questioni fondamentali per esprimere in maniera pacifica e civile la propria volontà.
Loro non si arrenderanno mai (ma gli conviene?), Noi neppure!
mercoledì 10 febbraio 2010
INCENERITORE DEL GERBIDO: SI RIPARTE

Il Partito trasversale della distruzione di risorse, sempre più carenti a livello mondiale, non vuole accorgersi che queste soluzioni sono dannose e tragiche per almeno tre grandi motivi:
1) incentivano le peggiori ideologie consumistiche con gravissime conseguenze nello spreco di materie prime sempre più scarse. Si continua con il SACCHEGGIO cieco e bieco di risorse non rinnovabili;
2) gravano pesantemente sulle tasche delle persone, i costi degli impianti sono elevatissimi, per costruire l’inceneritore del Gerbido è prevista una spesa di 520 milioni di euro, quanto 3 ospedali;
3) si disinteressano completamente dei danni alla salute umana poichè gli inceneritori per effetto della combustione, emettono i peggiori veleni anche se, come dicono loro, fossero a norma. L'inceneritore non deve essere chiamato termovalorizzatore, ci sono anche dei precisi richiami dell'UE a riguardo;
4) amministratori pubblici dementi continuano a non capire che progresso significa arrivare a un cambiamento culturale nell'approcciarsi ai rifiuti: ciò che oggi chiamiamo rifiuto dovrà essere definito e diventare RISORSA! Ciò che in seguito al riuso, riutilizzo e reciclo diventa un rifiuto (cioè non più atto a un altra lavorazione) è un errore concettuale nel ciclo di produzione.
FERMIAMOLI!
mercoledì 22 aprile 2009
IL MACABRO SCHERZO

Una politica seria della gestione dei rifiuti comincia nel pensare il rifiuto una ricchezza: un materiale cioè che può essere materia prima per un altro utilizzo. Tutto ciò che non può essere riutilizzato e diventa rifiuto è un errore del sistema produttivo e dovrebbe essere vietato. Pensiamo alla Germania nei primi anni ottanta hanno adottato i termovalorizzatori che oggi sono quasi tutti dismessi, sapete il perchè? Perchè loro i rifiuti li dividono con macchinari all'uopo e le materie prime ricavate diventano una ricchezza. Provate a pensare a quando, durante l'emergenza rifiuti a Napoli, mandavamo loro i nostri rifiuti...prima li pagavamo per prendere i rifiuti indifferenziati, poi per comprare le materie prime dopo averle differenziati. Siamo degli ottimi clienti noi italiani...è sempre convinti di fregare tutti col ghigno e l'ignoranza dei nostri onorevoli.
Un punto fondamentale per ottenere la partecipazione dei cittadini in queste che sono vere e proprie attività economiche è quello di valutare - anche se pochissimo - il rifiuto differenziato perchè essa è una tappa per comprendere che un rifiuto differenziato è qualcosa che ha un grande valore per l'economia, per l'ambiente e per la nostra salute.
Dovete sapere che un progetto di ricerca della Commissione Europea, che si chiama ExternE (Externalities of Energy), ha quantificato in modo molto preciso i costi dei danni all’ambiente ed alla salute derivanti da una qualunque fonte emissiva.
Questi costi, in Europa, sono attualmente valutati da 3 a 5 volte minori che negli USA, ma è importante che venga riconosciuto che una centrale elettrica, una discarica, un inceneritore, un cementificio, ecc. provocano danni, che hanno, oltre a un costo economico ben quantificabile anche costi in termini di sofferenza umana.
La società che stava costruendo l’inceneritore del Gerbido, nel 2003 ha commissionato uno studio in collaborazione con il Politecnico di Torino che ha redatto una tabella dei costi in euro delle malattie previste.
Malattie e costi sono stati riassunti in una tabella che, a ragion veduta, si potrebbe definire il tariffario del cancrovalorizzatore.
Non è un macabro scherzo, è un documento del Politecnico di Torino.
Poi Sergio Chiamparino, Angela Massaglia ed Erika Elena Faienza dicono che l’inceneritore sarà sicuro.
mercoledì 15 aprile 2009
INCENERITORE DEL GERBIDO

Sabato 14 marzo scorso, Legambiente Piemonte ed il Comitato Settimo non incenerire, al Politecnico di Torino, hanno spiegato che gli amministratori locali, anche sulla scorta dello studio portato avanti dal Politecico stesso, stanno ammettendo che il secondo inceneritore di Settimo Torinese e' assolutamente inutile. Questo primo ottimo risultato, non deve distrarci dall'obbiettivo ultimo: impedire la costruzione del Gerbido, essendo inutile anch'esso. Sul versante Gerbido, come ricorderete, la seconda classificata al bando per la costruzione dell'impianto, fece ricorso. Ebbene il Consiglio di Stato a Roma, le ha dato definitivamente ragione. Ecco cosa potrebbe accadere: rifare il bando (molto probabile), affidare i lavori alla seconda classificata (in questo caso farebbe ricorso la vincitrice), lasciare i lavori alla prima e saldare la seconda con accordo economico (improbabile, in quanto strada gia' tentata e fallita). Dietro tutti questi intrecci, evidenziamo anche la resa dei conti, per le responsabilita' di questo ritardo (rifare la gara, comporta da 6 mesi ad un anno). Ricordiamo che la chiusura di Basse di Stura (prevista per fine anno), e la totale miopia ad affidare tutto all'inceneritore del Gerbido, mette Torino e Provincia in allarme rifiuti. Non ci sono discariche disponibili per accogliere i nostri rifiuti.



